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GIOCHIAMO INSIEME!

 

C’era una volta… il GIOCO!

Perché il gioco è importante nella vita di un bambino?

Perché “farlo” insieme aiuta e favorisce lo sviluppo armonico e sano del bambino?

Come possiamo giocare in modo divertente ,sereno ed educativo allo stesso tempo?

 

Il gioco è la forma di apprendimento più impattante ed esperienziale a cui l’educazione possa appoggiarsi .

Attraverso di esso infatti, passano messaggi potenti e davvero generativi di cambiamento ed evoluzione.

Questo perché nel gioco non si giudica, nel gioco non c’è aspettativa. Il gioco è divertimento e l’apprendimento si trasforma in gioia.

Apprendere attraverso il gioco infatti ha risultati strabilianti.

Anche per noi adulti!

“Perché imparare piangendo quello che puoi imparare ridendo ?” Lo diceva Maria Montessori, una pedagogista d’inizio secolo che ha rivoluzionato il modo di educare e interrotto un sistema scolastico basato su punizioni e rigidità .

Nel metodo Educò ,che ho creato attraverso il mio percorso professionale di questi lunghi 20 anni di educazione, mi ispiro molto a lei e alla sua filosofia.

In parte antica e da rielaborare sono d’accordo, ma nei principi ancora attuale.

Il gioco quindi, diventa la trasformazione educativa del vostro bambino se utilizzato correttamente.

In questo breve articolo voglio, oltre a darvi alcune informazioni utili per comprenderne l’importanza a tutte le età, guidarvi nell’imparare a selezionare le attività ludiche. Ormai in rete troverete molti spunti, la vera difficoltà sta nel selezionare con consapevolezza.

La mia missione e il mio ruolo non è dirvi quali attività fargli fare, ma aiutarvi ad essere liberi di scegliere attraverso la vostra coscienza.

 

Questo per me è il ruolo importante anche del genitore : aiutare il proprio figlio a “fare” da solo !

 

 

UN PO’ DI STORIA …

 

L’attività ludica-ricreativa svolge un ruolo molto importante nello sviluppo del bambino. 

Spencer(filosofo e sostenitore del darwinismo sociale 

https://it.wikipedia.org/wiki/Herbert_Spencer) sostiene che tanto l’uomo quanto l’animale hanno delle energie in eccesso che vengono utilizzate nell’attività ludica. 

Man mano che si scendeva nello sviluppo educativo il dott.Spencer notò che vi era una diminuzione dell’attività ludica perché l’energia veniva utilizzata per soddisfare i bisogni primari. Notò che negli animali superiori vi è una conservazione maggiore di energia che si esprime nell’attività ludica. 

Nel 1900 Carl Cross sostenne che l’attività ludica è una sorta di esercizio utilizzato per sviluppare delle attività motorie e mentali dell’individuo. Una sorta di pre-esercizio per fare in modo che determinate strutture innate sono trasformate in strutture più complesse e soprattutto più adatte a quelle che sono le modificazioni ambientali.

 

Attraverso il gioco, il bambino incomincia a comprendere il funzionamento degli oggetti. Si parla di gioco funzionale, anche se non si tratta di una vera e propria attività ludica ma di un esercizio, di una attività imitativa rispetto a situazioni reali. Si comincia a parlare di vera e propria attività ludica nel momento in cui il gioco funzionale comincia ad acquisire i primi caratteri rappresentativi, cioè il bambino utilizza funzionalmente gli oggetti, in questo caso si parla di Gioco rappresentativo. L'esperienza del gioco insegna al bambino ad essere perseverante e ad avere fiducia nelle proprie capacità; è un processo attraverso il quale diventa consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore, incominciando ad accettare le legittime esigenze di queste sue due realtà.

 

Le attività ludiche crescono e si modificano di pari passo con lo sviluppo intellettivo e psicologico del bambino, anche se rimangono una tappa fondamentale nella vita di ogni uomo qualunque sia la sua età. Attraverso il gioco come ci ricorda Schiller, “ l’uomo è pienamente tale solo quando gioca”, in quanto attraverso il gioco ognuno mantiene libera la propria mente da qualsiasi pensiero, è ha modo di poter scaricare la sua emotività e la sua istintualità.

 

Il gioco diventa significativo per lo sviluppo intellettivo del bambino, in quanto quando gioca, riesce a sorprende se stesso e attraverso la sorpresa acquisisce nuove modalità che gli consentono di relazionarsi con il mondo esterno. Nel gioco il bambino sviluppa le proprie potenzialità intellettive, affettive e relazionali.

 

Diventa strumento per il bambino poiché lo aiuta a sviluppare la creatività, lo aiuta a sperimentare le capacità cognitive, ha modo di poter entrare in relazione con i suoi pari, dà vita allo sviluppo della sua personalità.

 

Il gioco: sviluppo affettivo, cognitivo e sociale.

 

IL GIOCO E LO SVILUPPO AFFETTIVO.

Le diverse modalità di gioco, dipendono dallo sviluppo emotivo del bambino e tendono a modificarsi con la crescita. Questa fase diventa una chiave di lettura del suo equilibrio psichico.

Le tappe sono:

 

0 – 1 anno: L’attività ludica comincia già dai primi mesi di vita del bambino. Inizialmente questa prima fase garantisce al bambino delle sensazioni che vanno a gratificare e arricchire il proprio sé che si sta formando. I primi giochi vengono fatti con il proprio corpo e quella della mamma, anche se la sua attenzione è rivolta anche agli oggetti che lo circondano. Il bambino agita le mani, muove le gambe. Sono tutte attività che hanno carattere prettamente esplorativo e ripetitivo. Le azioni infatti si susseguono, e servono a far sì che impari a distinguere fra il sé e il non sé.

2 anni: In questa fase del suo sviluppo il bambino inizia a prendere coscienza della separazione dalla mamma, e quindi deve far fronte alle crisi di ansia e d’abbandono. In questa fase subentra l’oggetto transazionale. E’ un oggetto che nei primi anni di vita assume un carattere particolare, viene offerto al bambino dalla principale figura di accadimento del bambino (la mamma), e nel momento in cui la mamma si assenta, questo oggetto la rappresenta ed è un segno di certezza. Successivamente quando il bambino acquisisce la consapevolezza della figura materna e l’oggetto transazionale viene abbandonato, se rimane diventa una forma abituale, perde il suo significato principale.  

3 anni: In questa fase di crescita iniziano a compiersi i primi giochi di socializzazione. Il bambino dimostra interesse a giocare con gli altri. Inizia a svilupparsi la capacità immaginativa, si tende ad imitare il comportamento degli altri.

4 – 5 anni: E’ una fase in cui il gioco diventa espressione delle proprie dinamiche interne. i giochi maggiormente prediletti sono quelli della bambola, del dottore, il gioco a nascondino. L’uso di questi giochi servono a rappresentare delle punizioni o proibizioni che il bambino ha subito.

6 – 10 anni: I giochi sono caratterizzati dalle regole e si svolgono in gruppo. Questo fa sì che il bambino impari a stare con gli altri, e al rispetto delle regole per garantire il buon funzionamento del gioco.

 

IL GIOCO E LO SVILUPPO COGNITIVO

 

A livello cognitivo il gioco favorisce lo sviluppo della memoria, dell’attenzione, favorisce la concentrazione, la capacità di confronto, di relazionarsi, di utilizzare degli schemi percettivi. Una scarsa e carente attività ludica può contribuire a creare delle carenze a livello cognitivo.

 

IL GIOCO E LO SVILUPPO SOCIALE

 

A livello sociale il gioco si manifesta attraverso tre stadi:

gioco solitario, che è tipico nei bambini di pochi mesi di vita. 

Manca l’interazione sociale.

 

Il gioco parallelo, compare tra il primo e il terzo anno di vita. In questa fase si assiste ad un momento di aiuto reciproco anche se si tratta di gioco individuale.

 

Il gioco sociale, tipico dei bambini di età compresa tra i quattro e i cinque anni di vita. Corrisponde all’inizio del periodo scolastico, c’è una maggiore interazione sociale.

 

L’attività ludica acquista una grande importanza per comprendere lo sviluppo evolutivo.

Queste fasi corrispondono ad altrettante fasi di ordine cognitivo, per cui valutare lo sviluppo dell’attività ludica del bambino consente di valutare il funzionamento cognitivo. 

Il gioco quindi svolge una duplice funzione nello sviluppo evolutivo:

  • consente al bambino di comprendere la realtà a lui esterna (mondo dal quale è ancora escluso) e gli consente un buon adattamento;

  • consente al bambino di conoscere, interpretare e di controllare il proprio mondo interno fatto di desideri, pulsioni, istinti e quindi creare la giusta mediazione tra le due realtà.

  

CONCLUSIONI E RIFLESSIONI 

 

Il gioco per il bambino è quindi CRESCITA.

Attraverso l’esperienza si trasforma, si conosce e diventa cosciente delle sue capacità 

E’ in grado di interpretare i propri desideri e di dare loro una certa forma progettuale. 

Il disegno colora i propri sogni, plasma il proprio io .

 

Il bambino (e,provateci anche voi!) è in grado di percepire l’armonia e non il conflitto e la contraddizione spesso legati alla compresenza di due mondi quello interiore e la realtà esterna: con il gioco ha la possibilità di acquisire costantemente nuove competenze cognitive, attraverso l’esplorazione degli oggetti, la sperimentazione attiva legata alla molteplice utilizzazione degli oggetti e alle leggi che regolano le rispettive interazioni.

 

 

ALCUNE IDEE …

 

Tutto bello Emanuela, ma cosa gli facciamo fare?

Hai ragione, carissimo genitore ribelle quindi concludo l’articolo guidandoti nella scelta e nel come selezionare attività adatte al tuo piccolo esploratore!

 

Condivido con te delle linee guida che ti possono essere utili in questa tua scelta .

Sono le linee guida che trovi in dettaglio nel mio METODO EDUCO’. Sarò più smart e se vuoi puoi leggere i dettagli sul sito che trovi nel link !

https://www.educaction.net/genitori/educò-in-famiglia/

  

Il tuo bambino è come un piccolo seme, e per crescere in modo sano ed armonico ha bisogno di tre cose essenziali :

  • terreno fertile, che io identifico nell’ambiente familiare

  • la luce, ossia la consapevolezza dei genitori delle sue competenze e della tappa evolutiva in cui si trova 

  • l’acqua, caratteristica vitale per la sua crescita: è l’amore e il calore umano che si merita e di cui ha principalmente bisogno per vivere.

 

Quindi partendo da questi 3 elementi fondamentali, ti parlerò della “luce”: quali attività e proposte ludiche posso far fare al mio bambino?

 

Ecco delle idee… poi libero spazio alla creatività e fantasia! Io spesso invento giochi e laboratori partendo dalla competenza che voglio sviluppare (cognitiva, motoria, sociale, affettiva ecc…) e creando un gioco ad hoc.

 

RICAPITOLIAMO LE FASI 

Fase 1: L’età e le competenze del bambino.

promemoria: se gli proponi attività troppo facili, non lo stimolerai a crescere e a imparare, se le attività e i giochi saranno troppo complessi, provocherai in lui un senso di frustrazione; cioè noia e rabbia. E in te, conseguentemente, lo stress di dover gestire un bambino scontento e capriccioso. 

 

Fase 2 : ricerca e selezione del gioco e delle attività.

Dopo aver studiato la fase in cui si trova, selezioni le informazioni e vedrai che le attività saranno semplici da proporre! Proprio perché sei informato e consapevole.

 

Fase 3: prepara l’attività e il tuo stato d’animo!

Improvvisare è un’arte che si impara col tempo, ed è coraggiosa! Io ti suggerisco di prepararti sia col materiale, che con la testa: giocare è una cosa seria per il bambino ed ha bisogno della tua presenza mentale e fisica, specialmente se è piccolo! Si gioca ridendo, si impara divertendoci e si sta insieme con la voglia di farlo… remember it!

 

Fase 4: impara a fare domande!

Chiedi al bambino se il gioco gli è piaciuto,piaciuto, se si è divertito e se vuole rifarlo: inizierai a capire i suoi talenti, le sue preferenze e come gli piace giocare. Conoscere i suoi gusti e capire in cosa si sente meglio, sono il tuo vero scopo come genitore.

 

Buon divertimento!

 

Emanuela 

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